L'opera prima "Al mulaighi d'un passaròt" del santarcangiolese Sergio Lepri non è solo un album di ricordi personali ma un viaggio, sul filo della memoria, nella Santarcangelo di oltre mezzo secolo fa tra storie ormai sconosciute ai più, scomparsi senza lasciare traccie evidenti del loro passaggio ma che, in qualche misura, hanno contribuito a fissare l'identità di una comunità.
Così riemergono dalle nebbie del passato figure come quelle di Poccia (proprietaria di una piccola bottega nel centro storico del paese). Caléll di cui Lepri dice: "Il vino che ingoiava tutti i giorni gli faceva da cappotto" o Morelli, con la sua indimenticabile fisarmonica.Teatro drammatico di questa bizzarra e a volte drammatica commedia umana sono le Contrade di Santarcangelo, dove l'autore è nato e dove ha trascorso l'infanzia, ed in particolare l'osteria "da Brudet" gestita dai familiari, microcosmo attorno al quale gravitano vicende spesso segnate dal disagio della povertà materiale e dell'ignoranza ma cui i protagonisti sapevano trovare nel vino e nel ballo un'ottima terapia.
Non è un caso, credo, che quest libro venga presentato al pubblico nella cornice della fiera di San Michele ovvero la "fira di gazòtt", per noi santarcangiolesi, e per tanto mi piacerebbe poter ribattezzare questa raccolta con il titolo di una sua pesia ovvero "Na gabia e du gazòtt".






